Una decina di giorni fa ho avuto la fortuna di sperimentare la realtà virtuale in diverse forme. Era da un pezzo che pensavo di dover colmare questa lacuna e mi son detto “Andiamo a provare”.

Wow! Che esperienza! Mi piacciono i videogiochi, mi piace muovermi in ambienti virtuali, risolvere le situazioni che via via si presentano, affrontare sfide, finire un livello ecc. Quello che però ho provato con la realtà virtuale è davvero un’altra cosa, soprattutto perché questa volta l’ho vissuta con l’occhio di chi deve formare delle persone. Ho messo da parte il mio cappello da videogiocatore e ho indossato quello del progettista di digital learning.

Prima considerazione: anche se la realtà virtuale era inizialmente legata al mondo dei giochi o a particolari settori, come la medicina, il settore militare o della sicurezza in senso più ampio, quello della cultura (musei, parchi, luoghi storici),  è ora alla portata di tutti e, soprattutto, è alla portata di chi si occupa di formazione del personale nelle aziende… That’s it!

Provo a riassumere quel che mi sono portato a casa.

Via i filtri

MonitorTutto è simulazione. Non c’è modo migliore che apprendere facendo. Essere fuori dalla logica del click è la prima grande differenza con qualsiasi corso elearning fatto a schermo. Nel digital learning tradizionale posso dire di “aver fatto” dei corsi. Con la realtà virtuale posso dire di “aver vissuto” dei corsi.

E non importa quanto il corso tradizionale a distanza sia interattivo, quanto gli scenari siano ingaggianti. Ci sarà sempre un filtro: la distanza fisica tra noi e lo schermo. Questa distanza la percepisco – la percepiamo – anche se sono catturato da quel che sto seguendo, anche se sono molto interessati all’argomento: è un dato di fatto.

Con la realtà virtuale (VR), totalmente immersiva, cade il filtro della distanza, perché siamo catapultati davvero dentro la situazione.

Nel mio sperimentare, in una delle attività che ho provato, sono stato immerso in un ufficio anni Novanta. Mi è stato chiesto di compiere delle semplici azioni, come ad esempio accendere un pc o fare delle fotocopie, in un ambiente del tutto ricreato e realistico. Ogni azione completata mi dava la possibilità di passare alla successiva. Avevo un tutor virtuale che compariva alle mie spalle e mi indicava cosa fare.

Ora, immagina che un ambiente virtuale simile venga creato per i punti vendita di una catena. I negozi delle catene devono avere uno stile uniforme, organizzare l’esposizione dei prodotti in modo tale che il cliente si orienti sempre facilmente, anche se cambia punto vendita ecc. Immagina ora di formare il nuovo personale a gestire correttamente gli spazi espositivi, facendo loro disporre i prodotti in un negozio virtuale del tutto simile al reale, in cui possono muoversi liberamente, e dando un feedback immediato su quel che stanno facendo. Tutto questo con l’uso di un semplice visore VR (lo puoi trovare anche da Tiger a pochi euro…). Che efficacia avrebbe un corso di questo genere? Far vivere una situazione esattamente come nella realtà, ma senza il vincolo del luogo fisico, magari mentre a monitor il formatore osserva quello che sta avvenendo: facile come uno schiocco di dita!

Di quante slide o parole avresti bisogno per presentare degnamente la corretta disposizione della merce in un punto vendita al nuovo personale? Con la realtà virtuale puoi fornire grandi quantità di informazioni, spesso complesse, in  modo visivamente attraente. La rappresentazione realistica, senza filtro, delle situazioni non ha uguali.

Walmart utilizza la realtà virtuale per aiutare i dipendenti, facendo loro sperimentare come gestire un cliente difficile. Non è un caso isolato. Trovi qui altri esempi.

Faccia a faccia

Sappiamo che il 90% di tutte le informazioni inviate al nostro cervello è di natura visiva: è facile dedurre che la maggior parte delle persone possa trovare la realtà virtuale più attraente rispetto a un testo normale o a un corso a distanza tradizionale. Posso confermare personalmente questo dato per la mia esperienza.

In un’altra attività, mi sono ritrovato faccia a faccia con un cuore pulsante. Sto parlando di cuore in senso anatomico che fluttuava visivamente nell’aria. Ho visto un cuore con infarto, un cuore in fibrillazione atriale, in scompenso cardiaco. Ho visto queste situazioni da vicino, le ho viste “davvero” accadere, anche osservandole da dentro l’organo. Eccezionale! Ho capito, da uomo comune, senza l’uso di una sola parola, cosa succede e quali sono le differenza in ciascuno dei casi.

Immagina ora di dover presentare un nuovo motore, o di dover modificare e far applicare rapidamente una fase di produzione. Entrare dentro le cose, guardarle faccia a faccia, non ti aiuterebbe a trasferirle nella pratica in minor tempo? Non sarebbe più efficace di leggere pagine e pagine di manuali tecnici?

Sono certo di poter affermare –  e non sono solo a poterlo fare – che la formazione per mezzo di esperienze virtuali offra possibilità innumerevoli al trasferimento di conoscenze e competenze. Pensa alla formazione delle persone che devono agire in situazioni pericolose o a rischio: quanto sarebbe utile per loro testare la sicurezza e la funzionalità di un’operazione senza mettere minimamente a rischio la salute potersi mettere di fronte a una rappresentazione verosimile di quel che potrebbe accadere? Quanto, più banalmente, potrebbe essere utile, più partecipato, un corso sulla sicurezza svolto in VR, anche solo in parte, rispetto alle ore passate in aula o davanti a slide piatte con voce monotona?

Meno sforzi

Apprendere non deve essere un sacrificio. Apprendere è più facile se ci si divertente. Su questo non ci piove.

La realtà virtuale ha la capacità di creare esperienze e ridurre lo sforzo richiesto per apprendere: è dirompente perché rende la vita facile chi deve imparare, acquisire, mantenere o rinforzare conoscenze e competenze attraverso l’esplorazione, la scoperta, la capacità di analisi e il problem solving.

L’esperienza immersiva, vissuta in prima persona, mi ha convinto: è in grado di aumentare la motivazione e il coinvolgimento dell’attività formativa. Ricordo molto bene a distanza di giorni cosa ho fatto, cosa ho visto, ricordo persino le sensazioni.

La chiave di tutto è la partecipazione attiva. Il fatto di poter interagire con l’ambiente, di esplorarlo, di vederlo da diverse prospettive, rispondere a eventi e dare soluzioni come mai è stato possibile fare prima in un corso incoraggia i risultati positivi della formazione. Ci si può sentire davvero nel bel mezzo di un “training”.

Ora, non è che la realtà virtuale sia la risposta a tutto, ma è l’ideale per le situazioni in cui “le cose accadono intorno a te”. Lo so, ricorda un po’ quello spot della banca… 🙂

Più che abbordabile

A mio parere, il potenziale della realtà virtuale applicata al mondo della formazione è enorme.

Ormai la tecnologia necessaria per sfruttare ambientazioni virtuali è ampiamente disponibile, quindi è mi sembra normale che un’azienda, non necessariamente multinazionale, possa destinare parte del suo budget per la formazione ad attività che adottino la realtà virtuale.

Visore VRInoltre, dato che le informazioni si apprendono in minor tempo, il formatore potrà dedicarsi a stressare solo i concetti o le situazioni in cui gli studenti si mostrano più deboli o che è necessario approfondire, lavorare in modo più efficiente sulle difficoltà specifiche di ogni studente.

I costi? Se metto a confronto quante giornate e ore si spendono in formazione con pochi minuti di realtà virtuale non c’è paragone: il rapporto costo-beneficio è a favore della realtà virtuale. Per di più, le necessità tecnologiche per la fruizione dei corsi in VR sono decisamente a portata di molti: un buon computer, un visore e uno smartphone. Tutto qui. Considera che un’attività virtuale deve avere un tempo contenuto (10-15 minuti al massimo).

Realizzare un corso in VR? Non si parla più di migliaia e migliaia di euro. Non c’è da spaventarsi. Un’azienda minimamente strutturata può permettersi la spesa. Detto questo, credo sia è importante non usare la VR solo per il gusto di giocare con l’ultima novità tecnologica… Bisogna quindi essere sicuri che la realtà virtuale possa adattarsi al tuo caso per avere una formazione che porti a un successo. Vale la pena parlare con un professionista del settore.

In conclusione

Concludendo, la mia piccola esperienza con la realtà virtuale mi ha fatto conoscere un modo di fare formazione molto naturale, coinvolgente e immediato.  E non è solo per l’effetto “wow” che può attivarsi mentre ci si muove in un’ambiente verosimile al reale. Il vantaggio di vivere dal di dentro le situazioni, di interagire gli oggetti, di replicare fedelmente la realtà, anche arricchendola di informazioni, ha ridotto la mia percezione del tempo che passava, mentre facevo formazione: è stato piacevole, mi sono portato a casa molto. E non credo sia solo l’effetto della prima volta…

Vuoi approfondire? Contattami

E ricorda… ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER per non perdere i futuri post! ?

 

 

 

Condividi