Sono incappato per caso tramite Linkedin su un articolo scientifico che mi ha fatto sorridere. Il titolo era “Exploring the impact of coffee consumption and caffeine intake on cognitive performance in older adults: a comprehensive analysis using NHANES data and gene correlation analysis” (lascio il link a fine post).
Devo dire che la relazione mi ha fatto sorridere all’istante. Ho pensato “Caffè e apprendimento: il mio pane quotidiano”. Effettivamente io di caffè ne prendo più di uno al giorno e mi misuro con l’apprendimento quotidianamente. Ma per chi apprende esiste davvero una relazione?
C’è nell’immaginario – e le banche dati di immagini lo confermano – che chi apprende stia seduto davanti al PC a fare il suo corso on line e spesso abbia una tazza o tazzina in mano. Curioso…
Forse non è solo un’abitudine: forse c’è qualcosa che funziona davvero.
Incuriosito dall’associazione caffè-formazione, ho cercato in rete evidenze scientifiche e ho scoperto che gli articoli non mancano e dicono cose abbastanza precise, alcune delle quali interessano da vicino chi i corsi li progetta.
Cosa fa la caffeina al cervello che apprende
Adesso mi impelago in un terreno impervio, ma condivido quello che ho raccolto…
La caffeina agisce principalmente bloccando i recettori dell’adenosina, una molecola che favorisce il sonno e abbassa l’attivazione neuronale. Il risultato è un aumento della vigilanza, del tempo di reazione e della capacità di mantenere l’attenzione nel tempo. Se da una parte a qualcuno può far perdere il sonno, dall’altra è dimostrato che tiene vivo il nostro cervello.
Una review sistematica pubblicata su Neuroscience & Biobehavioral Reviews del 2016 (sotto riporto il link) ha concluso che dosi moderate, grossomodo una o tre tazzine, migliorano in modo affidabile vigilanza, attenzione e apprendimento in diverse condizioni.
L’articolo da cui è partita la mia curiosità riguarda uno studio pubblicato nel 2025 su Nutrition Journal che ha analizzato i dati di oltre 2.200 adulti sopra i 60 anni. Le conclusioni ci dicono che chi consuma caffè in modo regolare mostra prestazioni significativamente migliori nei test di memoria verbale e velocità di elaborazione. L’effetto si accumula nel tempo, probabilmente grazie a proprietà neuroprotettive della caffeina legate alla riduzione di alcune proteine associate al declino cognitivo.
La parte più interessante per chi progetta formazione arriva scavando più in profondità.
Apprendimento passivo e apprendimento attivo: la caffeina li tratta in modo diverso
Questa è forse la scoperta più rilevante per chi progetta la formazione.
In una review pubblicata sul Journal of Alzheimer’s Disease (link riportato sotto), Astrid Nehlig ha evidenziato che la caffeina facilita l’apprendimento quando le informazioni sono presentate in modo passivo. Se il compito richiede elaborazione intenzionale e profonda, l’effetto scompare.
La stessa conclusione è stata ripresa in un’analisi pubblicata su Ergonomics (2024), che ha esaminato caffeina e performance cognitiva in ambienti di lavoro e formazione. La caffeina è consigliabile per chi affronta contenuti complessi attraverso la fruizione passiva, mentre il suo impatto sull’apprendimento intenzionale resta trascurabile.
Io questa cosa l’ho immaginata così: una persona segue un modulo e-learning sul funzionamento di un nuovo sistema di gestione degli ordini. Il modulo è strutturato come una videolezione standard o tutorial lineare da seguire. In qeusta versione, il caffè aiuta: migliora la vigilanza e sostiene l’attenzione. La stessa persona deve accedere a un esercizio di simulazione on line in cui deve gestire situazioni critiche, prendere decisioni, ecc. Qui la caffeina non “dopa” e la sua funzione non porta nulla all’apprendimento, perchè in quest’ultimo caso conta la qualità del feedback e la struttura della simulazione: si tratta di apprendimento attivo e partecipativo (quindi non passivo come nel caso della videolezione).
Questa distinzione ha conseguenze dirette su come si progettano la struttura e la sequenza dei contenuti.
L’ora del giorno cambia i risultati
Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha confrontato l’effetto del caffè sulla memoriaesplicita, quella che usiamo per ricordare concetti, procedure e definizioni, in due momenti della giornata: al mattino presto e nel tardo pomeriggio.
I risultati? Consumare caffè al mattino produceva un miglioramento dell’apprendimento marcato e statisticamente significativo. Nel pomeriggio, lo stesso effetto spariva quasi del tutto. Insomma, il caffè meglio prenderlo al mattino se si deve seguire un corso on line…
La caffeina interviene in modo specifico quando il sistema cognitivo è al di sotto del suo livello ottimale di attivazione, cioè quando siamo fisiologicamente al minimo. Questo accade per la maggior parte delle persone nelle prime ore del mattino. Nell’esperimento, anche i partecipanti che si sentivano più energici dopo il caffè non ottenevano miglioramenti se la sessione avveniva nel pomeriggio. La percezione soggettiva e la performance cognitiva seguivano traiettorie separate o si può ipotizzare un effetto simil-placebo? Domanda a cui non ho trovato risposte per ora.
Immagino un corso di formazione obbligatoria sulla sicurezza on line. I moduli potrebbero richiedere attenzione sostenuta e memorizzazione di procedure precise o termini complessi. Se la persona può scegliere quando fruire del corso, come accade nella maggior parte dei percorsi asincroni, il momento della giornata pesa sui risultati. Accedere al modulo alle 9 di mattina con un caffè appena fatto è una condizione migliore per la ritenzione rispetto all’accesso alle 17.30 dopo una giornata di lavoro. Diciamo che è un ragionamento logico, ma raramente lo si esplicita nella descrizione dei corsi. Potremmo.
La dose: oltre una certa soglia, la caffeina ostacola
C’è un aspetto della relazione tra caffeina e cognizione che i ricercatori definiscono “effetto a U invertita”: fino a una certa soglia, la caffeina aiuta, ma superata quella soglia, inizia a peggiorare le performance.
Nulla di nuovo, ma rafforzato dai dati: McLellan indica il range ottimale tra 32 e 300 mg, Nehlig evidenzia che a dosi elevate aumentano tensione e nervosismo, condizioni che hanno un impatto non da poco su attività che dipendono dalla memoria di lavoro.
La memoria di lavoro è la risorsa cognitiva più sollecitata nei compiti formativi complessi: tenere in mente più informazioni contemporaneamente, elaborare istruzioni, prendere decisioni rapide in un simulatore. Paradossalmente, chi esagera con il caffè prima di un’attività impegnativa potrebbe ritrovarsi in una condizione meno favorevole rispetto a chi quella tazzina l’ha semplicemente saltata.
Uno studio del 2025 (Vanderbilt Young Scientist Journal) ha trovato che i miglioramenti più significativi nella memoria di lavoro erano associati a un consumo moderato: addirittura due o quattro volte alla settimana, considerando un pubblico giovane.
C’è poi un altro tema: bere molto caffè riduce progressivamente la risposta della caffeina perché i recettori sviluppano tolleranza. Questo significa che ciò che inizialmente produce un effetto positivo può diventare, col tempo, meno efficace. Da tenere a mente…
Cosa cambia per chi progetta formazione digitale
Diciamo che la lettura sull’incidenza del caffè nella formazione, mi ha portato a pensare a come spesso viene progettata la formazione.
Progettiamo percorsi ragionando sulla durata o sulla progressione dei contenuti, ma moduli diversi richiedono però risorse cognitive diverse. Al di là dell’assunzione di caffeina, prima ancora che passivo o attivo, la domanda chiave rimane sempre quale carico cognitivo richieda quello specifico contenuto formativo.
La maggior parte dei percorsi asincroni comunica un tempo entro cui la formazione va fatta. Molto più raramente suggerisce come affrontarla. Eppure poche righe possono orientare e, perchè no, migliorare l’esperienza: “questo modulo richiede circa 20 minuti di concentrazione continuativa” oppure “questo modulo prevede decisioni e attività pratiche: seguilo in un momento tranquillo”. La durata da sola racconta poco. Due moduli identici nel tempo possono richiedere energie cognitive diverse. Quaranta minuti di ascolto passivo e venti minuti con tre decisioni consecutive da prendere sono oggetti formativi diversi. Vale la pena ricordarselo quando si scrive uno storyboard.
Progettare significa anche questo, no?
In sintesi
Il caffè aiuta, ma con condizioni precise: al mattino, a dosi moderate, e soprattutto quando il compito è assorbire informazioni in modo passivo. A dosi elevate, nel momento sbagliato della giornata, o di fronte a un compito che richiede elaborazione profonda e intenzionale, l’effetto si riduce o si inverte.
Per chi progetta formazione digitale, queste sono interessanti variabili di progetto.
La prossima volta che pianifichi un percorso e-learning, prova a chiederti: in quale condizione di attenzione arriverà il learner a questo contenuto? Il formato del contenuto è coerente con quella condizione? Quanti caffè dovrà prendere il partecipante per capire i contenuti?
Fonti
Li J. et al. (2025). Exploring the impact of coffee consumption and caffeine intake on cognitive performance in older adults. Nutrition Journal. pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12220005
Sherman S.M. et al. (2016). Caffeine Enhances Memory Performance in Young Adults during Their Non-optimal Time of Day. Frontiers in Psychology. doi.org/10.3389/fpsyg.2016.01764
McLellan T.M. et al. (2016). A review of caffeine’s effects on cognitive, physical and occupational performance. Neuroscience & Biobehavioral Reviews. doi.org/10.1016/j.neubiorev.2016.06.023
Nehlig A. (2010). Is Caffeine a Cognitive Enhancer? Journal of Alzheimer’s Disease. doi.org/10.3233/JAD-2010-091315
Strang A.J. et al. (2024). Caffeine and cognition: a cognitive architecture-based review. Ergonomics. doi.org/10.1080/1463922X.2024.2323547
Vanderbilt Young Scientist Journal (2025). The Caffeine-Cognitive Connection. wp0.vanderbilt.edu/youngscientistjournal
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