Ammettiamolo, se parliamo di formazione on line, ci aspettiamo – o per lo meno desideriamo – che il tempo dedicato all’attività formativa sia strettamente necessario, meglio se breve e con stimoli significativi. Non abbiamo voglia di perderci in giri di parole, né di impiegare ore per arrivare alla fine di un corso.

E se i corsi diventassero il nostro snack, quel piccolo momento in cui ci ricarichiamo, quel piccolo sfizio che ci concediamo?
Lo snack learning, o microlearning, è un approccio all’apprendimento, in cui i contenuti sono presentati in unità fruibili in tempi ridotti e con attività a breve termine.
Non è una novità che i corsi on line brevi e mirati stiano rosicchiando terreno ai corsi on line tradizionali, lunghi, poco coinvolgenti e con un’efficacia spesso limitata.

Non è solo una questione di moda: dietro la scelta di proporre contenuti formativi ridotti c’è una profonda conoscenza di come funziona l’apprendimento. Le informazioni vengono elaborate dal nostro cervello in modo più significativo quando vengono presentate in parti “digeribili”.

Lo abbiamo imparato a scuola: per dire a memoria una poesia non la leggevamo mille volte dall’inizio alla fine sempre, ma la studiavamo per blocchi, in modo da far sedimentare una strofa dietro l’altra, procedendo pezzo per pezzo.

Continuando con la metafora del cibo, la grande abbuffata di parole e concetti non porta al risultato. Porta un gran bel mal di pancia.
Quindi, tornando a parlare di formazione, invece di corsi di lunga durata, le stesse lezioni possono essere suddivise in attività snack da usare e riusare nel tempo.

Qual è l’esito di questo metodo di apprendimento? La cattura dell’attenzione.

La formazione sarà sempre pertinente, strettamente legata a quel che serve conoscere. Così facendo, è più facile mantenere un partecipante impegnato dall’inizio alla fine in un’attività formativa. Per rendere ancora più interessante la nostra piccola unità di apprendimento possiamo sempre usare un mix di risorse grafiche, video e audio ben strutturare.

Come creare un contenuto snack per la formazione

catena di apprendimentoUn obiettivo alla volta

Un modulo è progettato per indirizzare un obiettivo di apprendimento specifico e ben definito. Si può partire dal fondo, ossia partire dalla domanda a cui si deve saper rispondere al termine del microcorso. I contenuti vengono presentati in maniera diretta e riguardano esclusivamente quel che è necessario sapere: nulla di più. Combinando più microcorsi, ciascuno con il suo obiettivo, è possibile creare un percorso formativo combinato, una vera e propria catena di apprendimento.

Autoapprendimento e ritorno alla formazione

Corsi brevi e specifici rendono più facile e accessibile l’apprendimento in autonomia. Oltre a dare la possibilità di accedere in qualsiasi momento ai contenuti o quando se ne presenta la necessità, lo snack learning facilita l’identificazione immediata del tema di uno specifico modulo o corso (quello che serve a chi si deve formare o deve riprendere una formazione già fatta), rende più semplice l’orientamento del partecipante e lo studio ripetuto anche su un lungo periodo.

Tiriamo le somme

La snack learning è in grado di migliorare l’esito degli obiettivi formativi. Questo si traduce in ricadute positive della formazione in azienda.
Il modo in cui facciamo la formazione dovrebbe soddisfare le capacità di apprendimento delle persone coinvolte, fornendo materiali gestibili, digeribili e divertenti.

Dobbiamo considerare la curva di apprendimento e la possibilità di ripetere la formazione nel tempo, magari collegandola alla necessità d’uso concreta.

Curva delloblioDobbiamo anche contemporaneamente non dimenticare la curva dell’oblio (ehm… scusate il gioco di parole..). Sappiamo grazie a Ebbinghaus che la memoria delle informazioni apprese diminuisce con il passare delle ore e dei giorni quando non si cerca di trattenerla.

Senza rafforzare l’apprendimento avremo questi risultati:

  • Il giorno dopo avremo dimenticato fino al 50% di quanto appreso.
  • 2 giorni dopo ricorderemo circa il 30%.
  • 1 settimana dopo non ricorderemo più del 3%.

Considerati gli investimenti in formazione e le conseguenti ricadute sul lavoro, non possiamo permetterci di perdere pezzi per strada.

Qui viene in aiuto lo snack learning, perchè enfatizza l’acquisizione della conoscenza. Apprendere “a piccoli morsi” produce una migliore ritenzione del sapere: accade qualcosa di simile al nostro corpo quando mangiamo lo snack di metà mattina per recuperare energie.

Consideriamo anche un ultimo vantaggio. Le persone imparano meglio se possono gestire in modo più flessibile almeno una parte della propria formazione. Questo aspetto pesa anche sulla percezione che le persone hanno della formazione aziendale e, di conseguenza, sul patto di fiducia tra lavoratore e formatore. La flessibilità e il recupero dell’apprendimento possono essere facilitati solo con contenuti di breve durata, anche ripetuti nel tempo: con il microlearning appunto.

Suggerimenti snack

In conclusione, ecco qualche piccolo suggerimento per sviluppare attività di snack learning.

  1. Coinvolgi il pubblico. Hai pochi minuti a disposizione, ma ti giochi l’attenzione delle persone nei primi secondi.
  2. Stabilisci micro-obiettivi. Io ai miei clienti dico spesso che l’obiettivo nei corsi snack deve essere uno, piccolo e concreto. Puoi usare questa formula anche tu.
  3. Usa uno stile di comunicazione diretto. Usa frasi brevi, limita al massimo le subordinate. C’è poco tempo. Meglio non perdersi in giri di parole.
  4. Usa un mix di risorse (video, cartoon, schemi, mappe, infografiche, interazioni ecc.).
  5. Fai qualcosa di bello, perché anche l’occhio vuole la sua parte e l’esperienza di apprendimento funziona meglio se è piacevole.

 

Hai un’esperienza formativa da raccontare sullo snack learning o microlearning? Scrivila nei commenti: sarà un valore per tutti.

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Credits PublicDomainPictures da Pixabay e leshkamal da Pexels

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